Lo spazio e le sue infinite possibilità, le sue infinite fonti di ispirazione...che argomento affascinante.
Le software house lo sanno bene questo: senza scomodare gioconi da cosiddetta "Tripla A", anche recenti, sono decine e decine i videogame che in un modo o nell'altro trattano questo tema, a prescindere dal genere di gioco di appartenenza, anche se l'abbinamento all'immenso e generico genere "Adventure" è quello più logico.
E Lifeless Planet, gioco che umilmente mi accingo a raccontarvi, fa parte proprio di questo tipo di prodotti. Vediamo se riesce ad emergere dalla massa
USA-Russia. Ma va?
Il videogame ci arriva dalle mani di Stage 2 Studios, una piccola software house che non si occupa solo di videogame ma anche di progetti educativi, video, e progetti legati alla Realtà Virtuale. Se vogliamo Lifeless Planet si può considerare come il primo vero gioco "serio", ed è stato curato soprattutto da David Board, vera mente dell'intero progetto.
Su PS4 arriva in versione "Remastered", e quindi con svariati ritocchi grafici abbastanza importanti: il modello del personaggio che controlliamo è stato arricchito di altri dettagli, la risoluzione delle texture che lo ricoprono è stata raddoppiata, e il videogame in generale gira su un motore grafico più aggiornato e può godere di fisica ed effetti di luce migliori rispetto al videogame "base" uscito nel 2014 e che gli appassionati avranno avuto modo di testarlo o guardarlo su Steam.
Quello che non cambia, ed è ovvio, è l'impostazione generale del gioco e la sua storia: impersoniamo un astronauta solitario in cerca di forme di vita su un pianeta lontano, tentando anche di recuperare i membri dell'equipaggio. Le sorprese che incontreremo nel corso della missione non saranno poche: una città russa abbandonata, laboratori, fenomeni apparentemente inspiegabili, e una ragazza che... basta. Non ho mai fatto spoiler su una recensione, e non intendo certo cominciare con Lifeless Planet. Lascio a voi scoprire tutti i risvolti della trama, se sarete abbastanza convinti dal dare una possibilità al videogame.
Soli, nel Sole
Un pianeta desolato, soli soletti, tanti misteri che si manifestano man mano...non è esattamente una gita di piacere. E a complicare ancora di più le cose c'è un equipaggiamento solo essenziale: una muta da astronauta, una torcia utile negli spazi scarsamente illuminati, una specie di jetpack che sarà utilissimo e direi fondamentale per oltrepassare punti che sarebbero impossibili da superare con un semplice salto. I tasti da premere sono davvero pochi e sono perfettamente allineati ai controlli che possiamo testare in giochi del suo genere. Almeno da questo punto di vista, "ci sentiremo a casa"
A tutto questo si aggiungono poi delle sezioni da passare con l'intelletto, piccoli enigmi in realtà che solitamente si risolvono giusto con un minimo di attenzione. Si cammina, si salta, si esplora un po, sempre con quella brutta sensazione di trovarsi da soli e sempre con una certa ansia addosso, grazie anche ad eventi ambientali e non che possono mandarci un attimo nel panico.
Ad accompagnarci c'è ovviamente la storia, che è raccontata abbastanza efficacemente e soprattutto seriamente. Non c'è spazio per le risate, giusto per chiarirci...e visto il contesto e l'incipit, è giusto cosi.
Mi manca l'aria. Trattengo il respiro
La primissima sensazione che dà Lifeless Planet è un senso di abbandono, e non è difficile pensare a frasi tipo "e adesso, che faccio?". Poi, una volta mossi i primi passi e fatti i primi salti, si comincia a capire qualcosa. Il mondo di gioco sembra dare l'impressione di andare dove si vuole e di raggiungere i nostri obiettivi usando strade diverse, ma non è cosi. Il fattore esplorativo si "limita" a scoprire i giusti appigli per proseguire e per scovare anfratti "nascosti" dove possiamo di tanto in tanto raccogliere dei materiali.
Poi, ad un certo punto, comincia a mancare l'ossigeno a nostra disposizione: il quadro diventa progressivamente sempre più nero, cerchiamo disperatamente una fonte per ricaricarci. Invano. Moriamo, stecchiti sul suolo polveroso del pianeta. Scopriremo successivamente che bastava tornare alla capsula della nostra astronave per risollevarci su...a patto di rimanere entro un certo limite di spazio. Un problema prestabilito, scriptato, non continuo e/o imprevedibile.
Nel senso: se rimaniamo troppo a lungo nei paraggi di una fonte di ossigeno, rischiamo di rimanerne senza, ma se proseguiamo senza indugi nel nostro cammino come la migliore delle speed run, il nostro ossigeno sarà sempre bello carico e quasi ci scorderemo del problema. Una scelta davvero assurda, a mio parere: o si implementa seriamente, magari prevedendo un'apposito indicatore e fonti di ricarica qua e là nel percorso, o si lascia proprio perdere. Poteva essere un aspetto del gameplay davvero interessante, ma inserito cosi non ha davvero senso.
E non è l'unica magagna: la gestione dei salti e l'interazione con le piattaforme da scalare sono realizzate male, è un'accoppiata che porta a volte a morire goffamente e a far perdere un mucchio di tempo solo perché ci si trova "incastrati" in porzioni di terreno. Non un problema di poco conto, per un adventure-game del genere...
Maledetta Presbiopia
Il comparto audio/video è altalenante: se da "lontano", con la visuale predefinita, Lifeless Planet tutto sommato offre spunti interessanti e si lascia guardare abbastanza piacevolmente, basta arrivare in spazi un po più articolati per rendersi conto che in effetti le texture che ricoprono gli ambienti sono "sbavate", ben poco definite. Gli ambienti, seppur abbastanza vari (non troverete solo sassi e polvere nell'avventura, tutt'altro), risultano poveri di elementi, con gli stessi che sono stati realizzati in modo grezzo. Non è nemmeno tanto fluido e in certe situazioni il frame rate, già mediamente non eccezionale, cala vistosamente. E il motore grafico usato, Unity, può servire solo in parte come attenuante in tal senso
Bene, anzi, molto bene a mio avviso il comparto audio. In particolare è apprezzabile la colonna sonora, che riesce a dare le giuste sensazioni inserendosi tempestivamente nelle situazioni di gioco più importanti. Gli effetti sono invece nella norma e non saranno certo ricordati in futuro, ma va bene cosi.
Giove e Mercurio
Lifeless Planet ha potenzialità, ma soffre evidentemente il fatto di avere alla base uno sviluppo "povero", anche se indubbiamente fatto con la giusta passione. Se si riesce a passare sopra a un po di bug fastidiosi e a qualche scelta di progettazione discutibile, il prodotto di Stage 2 Studios ha qualcosa da dire, una buona storia da vivere e un po di "sana ansia da gamer" da regalare. Portarlo a termine non porterà via molto del nostro tempo ma può essere una buona Esperienza da provare, magari al prezzo giusto.
Cosa piace:
- Le ambientazioni sono abbastanza varie, più di quello che potrebbe sembrare all'inizio.
- L'atmosfera crea la giusta tensione.
- Colonna sonora convincente e pertinente.
- Storia interessante.
Cosa non piace:
- Svariati problemi tecnici, alcuni compromettono anche l'esplorazione.
- La gestione delle risorse dell'ossigeno è davvero incomprensibile.
- Mediamente longevo, ma scarsamente rigiocabile.
- Prezzo di lancio (20 €) forse un po alto.